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Saltano la riforma della dirigenza e dei servizi pubblici locali. Dopo la sentenza della Consulta sulla legge Madia non se ne fara' piu' nulla: il Governo li ha ritirati, erano stati approvati giusto giovedi' scorso, e non ha piu' tempo per ripresentarli. La pronuncia dei giudici e' arrivata poche ore prima che i testi potessero andare alla firma del Quirinale e a tre giorni dalla scadenza dei termini di delega, la deadline e' domani.
Ci sono pero' altri decreti in bilico, i provvedimenti sui furbetti del cartellino, sui dirigenti medici e sulle partecipate pubbliche. Decreti gia' in vigore per cui si profila uno stallo. Insomma si rischia il caos e per capire davvero cosa ne sara' bisognera' aspettare il 4 dicembre, data del referendum. Tanti i dubbi quindi ma alcuni punti fermi ci sono. Una parte della riforma della P.a. e' coperta, si tratta dei decreti gia' sfornati e non colpiti dalla pronuncia della Corte, tra cui il Freedom of information act, la nuova Conferenza dei servizi, la Scia e il Codice del digitale. Un'altra parte va invece salvata e coincide con il Testo Unico sul lavoro pubblico per cui ci sono ancora tre mesi di tempo per procedere. E' immune dalla sentenza la parte della riforma che prevede la ridefinizione dei poteri del premier e il taglio delle prefetture (c'e' tempo fino a febbraio).
Resta difficile prevedere gli effetti della sentenza prima dell'esito del referendum, che cambia anche i rapporti tra potere centrale e regionale. Se passa il No la riforma sarebbe vulnerabile, con il Si' l'exit strategy sarebbe agevolata. Anche se per la dirigenza i tempi sarebbero a dir poco lunghi, a meno che non si recuperi qualcosa nel T.U sul lavoro pubblico.
Complicato anche tornare sui servizi pubblici locali (la misura piu' popolare era il ricorso del biglietto per il bus che ritarda).
Le reazioni intanto non si fermano: "e' un motivo in piu' per rimettere mano alla riorganizzazione delle materie del titolo V", dice il sottosegretario Luca Lotti. La "Corte avrebbe fatto meglio a rinviare la decisione di una settimana", incalza il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda. Dall'opposizione giungono altri commenti: "Renzi si e' permesso di dire che la Corte costituzionale italiana e' una 'burocrazia' inutile", scrive il presidente dei deputati Fi, Renato Brunetta. Anche gli industriali si fanno sentire con il numero uno di viale dell'Astronomia, Vincenzo Boccia: l'auspicio e' che "non si smonti la riforma Madia".

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